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	<title>Archivio Ca' PesaroOmaggio a Marcolino Gandini Archivi - Archivio Ca&#039; Pesaro</title>
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	<description>Galleria Internazionale d'Arte Moderna e Museo d'Arte Orientale</description>
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		<title>Intervento di valorizzazione</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 13:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omaggio a Marcolino Gandini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dal 10 ottobre 2024, l'omaggio di Ca’ Pesaro a Marcolino Gandini intende sottolineare il momento più rivoluzionario della sua produzione, gli anni Sessanta [...]</p>
<p>L'articolo <a href="https://archivio-capesaro.visitmuve.it/it/mostre/archivio-mostre/omaggio-a-marcolino-gandini/2024/09/23688/marcolino-gandini/">Intervento di valorizzazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://archivio-capesaro.visitmuve.it">Archivio Ca&#039; Pesaro</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>OMAGGIO A MARCOLINO GANDINI</strong></h2>
<p><strong>Dal 10 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025<br />
Venezia, Ca&#8217; Pesaro &#8211; Galleria Internazionale d&#8217;Arte Moderna</strong></p>
<p><strong><em>Progetto a cura di</em> Elisabetta Barisoni<br />
</strong><strong><em>Si ringraziano</em> Augusto Gandini, Chiara Fabbri</strong></p>
<hr>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Gandini fa un gioco duro, a carte scoperte. Inserisce ipotesi prospettiche in spazi curvi, in orizzonti reali: la linea diventa margine, solco e persino volume; il colore diventa colmata di calcestruzzo […] La geometria, ipotesi spaziale, diventa spazio reale, costruito con travi di colore come fossero strutture di cemento. Il pittore fa forme come uno scultore; il pittore e lo scultore fanno spazi come l’architetto</em>.<br />
[Giulio Carlo Argan in occasione della mostra <em>Parabola 66 </em>presso la galleria Il Bilico, Roma]</p>
<p>L’omaggio di Ca’ Pesaro a <strong>Marcolino Gandini</strong> intende sottolineare <strong>il momento più rivoluzionario della sua produzione, gli anni Sessanta</strong>. Il critico d’arte Maurizio Fagiolo dell’Arco definisce «periodo azzurro» il biennio 1962-1963, quando le tele di Gandini si caratterizzano per una gamma cromatica ridotta, con grigi, azzurri tenui e bianchi, definiti da una stesura densa e materica. Insieme a queste prime prove la sala documenta, anche attraverso <strong><em>Tela modellata</em></strong> del 1965, donata dall’autore nel 1989 per le collezioni civiche veneziane, il percorso che Gandini intraprende per esplorare lo spazio ed “uscire” dalla tela. Il cosiddetto <strong>«periodo monumentale»</strong> si esprime in opere di dimensioni ampie, dove il supporto, spesso di compensato, è curvo e sostiene la tela modellata. I colori diventano strisce colorate a creare vibranti effetti ottici; <strong>l’opera esce dalla bidimensionalità e diventa architettura astratta.</strong></p>
<p>Gandini trova una via d’uscita dalle cromie del Gruppo dei Sei e dagli stilemi della più recente Arte Povera, pur richiamando, nella linea e nel rigore geometrico, lo stile di Giulio Paolini. <strong>Fondamentale in tutta la sua produzione è la musica</strong>, come definisce lui stesso in<em> De bello picturae</em>: «L’armonia dei colori e la sincope profonda delle linee costruiscono nello spazio quello che la musica costruisce nel tempo». Gandini realizza così la sua personalissima interpretazione dell’Astrattismo e, pur conoscendo l’arte americana di Kenneth Noland e l’espressionismo astratto, si avvicina in modo più stringente al Costruttivismo russo e al Bauhaus. <strong>A metà degli anni Sessanta i suoi assemblaggi prendono la forma di strutture colorate, che Gandini chiama </strong><em><strong>armadi</strong>. </em>È una fase molto creativa dell’artista, che dalla fine del decennio <strong>sperimenta nuovi materiali</strong> e arriva ad abbandonare il colore per realizzare <strong>opere monocrome</strong> in formica bianca.</p>
<p>_</p>
<h4><strong>Marcolino Gandini (Torino, 1937- Roma, 2012), </strong>figlio del musicista e compositore Marco Gandini e di Santina Vaudano, frequenta fin da giovane la scena intellettuale torinese nella quale era inserito il padre ed entra in contatto col pittore Felice Casorati e il Gruppo dei Sei. Trasferitosi con la famiglia a Viù, paesino confinante con la Francia, cresce immerso nella natura; a sedici anni è ricoverato d’urgenza per un embolo celebrale, che gli causerà la paralisi della parte sinistra del corpo. Durante la degenza inizia a disegnare. Tornato a Torino, studia pittura e nel 1954 diventa allievo di Casorati. Prende le distanze dallo stile del Maestro e nel 1958 esordisce in una personale a Palazzo Chiablese con opere figurative dove ha già grande importanza la geometria. Nel 1960 si colloca la svolta definitiva verso l’astrazione. Trasferitosi a Roma nel 1963, sviluppa opere di grande formato con tele incurvate. Dal 1966 passa dalla pittura bidimensionale alle architetture astratte. Protagonista di numerose mostre personali, ha partecipato a collettive in Italia e all’estero, assicurandosi importanti premi internazionali.</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Ingresso con l&#8217;<a href="https://archivio-capesaro.visitmuve.it/it/pianifica-la-tua-visita/orari/">orario</a> e il <a href="https://archivio-capesaro.visitmuve.it/it/pianifica-la-tua-visita/biglietti/">biglietto</a> del Museo.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://archivio-capesaro.visitmuve.it/it/mostre/archivio-mostre/omaggio-a-marcolino-gandini/2024/09/23688/marcolino-gandini/">Intervento di valorizzazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://archivio-capesaro.visitmuve.it">Archivio Ca&#039; Pesaro</a>.</p>
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